Fois

15 04 2008

Cara Cristiana,

eccoci di fronte a una storia nuorese… Fa specie che la Fondazione Nivola abbia taciuto finora anche di fronte al degrado assurdo in cui il monumento che pretende di custodire era stato abbandonato. Ma si sa dalle nostre parti si agisce solo per impedire che altri agiscano. A Nuoro, dove hanno demolito la Rotonda; dove hanno costruito una biblioteca autosalone in uno dei punti salienti della Città; dove hanno costruito il banco di Sardegna sull’antico edificio comunale; di sacro c’è veramente poco. La storia urbanistica di questa città è costellata di strappi alla cieca, di incongrui edifici disneyani in pieno centro e deprimenti villaggetti similsmeraldeschi con giardinetti che vengono puntualmente cementati ed attrezzati a barbecue o tavernetta (cucina rustica). il presidente stesso della Fondazione Nivola abita in un posto che Nivola avrebbe fatto saltare col tritolo, dopo averlo sgomberato si intende.

Ugo è persona ragionevole e credo debba essere coinvolto chiarendo che il silenzio pregresso della Fondazione che lui rappresenta rispetto al degrado costante di Piazza Satta, è ben più pesante di un progetto, apparentemente estremo, rivolto alla città.

Il mio parere personale è che il progetto in questione sia molto bello, sobrio come il Padiglione che avvolge l’Ara Pacis a Roma. E ugualmente “testimone del proprio tempo” nello spirito di Nivola, ma, anche se non è difeso da fondazioni alcune, nello spirito di Sebastiano Satta che ha sempre auspicato la necessità di considerare il passato una fase analitica e non un dogma. Finito “l’orrore” per l’eliminazione del portoncino in alluminio (è questo che difendono in fondo), speriamo che subentri l’orrore per lo stato in cui continua a languire la casa di Ciusa, o il Mulino Galisay. Qui cara Cristiana, il più pulito c’ha la rogna. E la tendenza è quella di santificare un assetto folkloristicamente conservativo, costruire porte rusticane, pietrificare e granitizzare senza nesso. Qui alla sobria modestia si è sostituita un’imitazione senza stile. Si dichiarano punti fermi, ma non si riesce a impedire la circolazione delle automobili nemmeno per il Corso Garibaldi. Per chi ha buona memoria la partita del traffico stava molto a cuore a Nivola, tanto da porla come condizione per la progettazione stessa di quella piazza che ora si difende: mi aspetto che la fondazione a suo nome si dichiari disponibile per questa battaglia di civiltà anche per altri spazi cittadini. Si dichiarano punti fermi ma non si riesce a costituire un piano del colore, altra partita cara a Nivola, che impose il bianco intorno alla Piazza Satta (a questo proposito sarebbe necessaria una nuova mano di tinta). Insomma, come al solito, la mancanza di azioni coordinate finisce per minare la credibilità di custodi che sono dogmatici a fasi alterne. E che, in qualche modo, fanno finta di non ricordare: Piazza Satta fu essa stessa il risultato di una scommessa, l’area in cui si trova fu il frutto di demolizioni scientifiche… Il dibattito che ne conseguì contrappose conservatori e progressisti di sempre, come in questo caso e, come in questo caso, ad avere la meglio fu l’onestà intellettuale, l’apertura, la mancanza di pregiudizi e di interessi personali. Ora più che mai è necessario ribadire il vostro compito fondamentale di Memoria Attiva in una città che rischia di avere solo un passato.

La lettera è tua puoi farne quel che vuoi, spero possa esserti di qualche utilità, spero possa esserci di qualche utilità. Dovremmo ricordare che un edificio ha fatto più grande Bilbao di tutte le meraviglie che è stato costruito per contenere. Saremo civili quando avremo gli strumenti per discriminare un contemporaneo armonico dalla scimmia del contemporaneo e, soprattutto, dallo stile “nuorese” che non si sa cos’è, non si sa com’è… si sa solo che non è finito.

Si sa solo che nella nostra visione tradizionale si è insinuato il tarlo di un’identità senza uno sguardo al futuro: persino il teatro polivalente di via Roma potremo fruirlo solo come modernariato, come un fossile arrivato intatto fino a noi dagli anni ottanta… E questo perché in costruzione da venticinque anni in un epoca in cui in venticinque anni passano almeno dieci rivoluzioni culturali. Pensa un po’ lampade degli anni ottanta, rubinetti degli anni ottanta, piastrelle, glamour, logica costruttiva degli anni ottanta, è già di per se un museo, buona parte dei ragazzi che dovrebbero, a dio piacendo, frequentarlo sono nati quando è stato discusso il suo progetto, quando impazzava un’altra storica querelle intorno ad un edificio costruito talmente in basso che la prima cosa che si vede dalla strada sono i motori dell’impianto di ventilazione… Eh? Magari lo “scandaloso ingresso troppo grande” e l’annullamento di uno stile tradizionale, che non esiste, di cui accusano il vostro progetto potrebbe servire a fare il punto su annullamenti e rimozioni enormemente più capitali per l’economia culturale e, direi quasi, per il senso stesso della nostra città.

Tutta la mia solidarietà, Marcello.





AMACI

15 04 2008

L’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI), che riunisce ventiquattro tra le principali realtà museali del nostro Paese, nel prendere atto della polemica sollevata in questi giorni in merito al progetto di sviluppo architettonico del MAN — Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, intende esprimere il pieno sostegno all’iniziativa.

L’intervento proposto, che si ispira ad un linguaggio architettonico essenziale e semplice, non solo è rispettoso della piazza, ma ha il pregio di interagire con essa e, offrendo alla comunità una fruizione culturale del luogo, ne arricchisce la dimensione socializzante.

Si ritiene dunque che il progetto di riordino e ampliamento complessivo del Museo costituisca non solo un’opportunità per l’arricchimento della proposta museale, ma anche un’occasione importante per la riqualificazione e il miglioramento dell’attuale contesto urbanistico.

Molte voIte, nel recente passato, AMACI ha assistito a polemiche contro la promozione di interventi di architettura contemporanea. Nel sottolineare come lo sviluppo architettonico dei luoghi porti con sé un forte segno di cultura e di vitalità, si evidenzia come le comunità locali abbiamo sempre finito con il capire e condividere il significato, il senso e la necessità di questi cambiamenti.

I direttori dei musei associati, nel ribadire il proprio sostegno, auspicano dunque che le amministrazioni competenti conducano a termine la realizzazione del progetto avviato a beneficio della collettività.

Gabriella Belli, presidente Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani
Marco Bazzini, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato
Andrea Bruciati, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Monfalcone
Andrea Busto, Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, Caraglio (Cuneo)
Fabio Cavallucci, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento
Giorgio Cortenova,, Galleria d’Arte Moderna Pa’azzo Forti, Verona
Giacinto Di Pietrantonio, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo
Connne Diserens, Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Bolzano
Ida Gianelli, Castello di Rivoli — Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli (Torino)
Maria Vittoria Marini Clarelli, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma
Lucia Matino, Civiche Raccolte d’Arte, Milano
Anna Mattirolo, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma
Riccardo Passoni, Fondazione Torino Musei — Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Marco Pierini, Palazzo delle Papesse, Siena
Ludovico Pratesi, Centro Arti Visive “Pescheria”, Pesaro
Angela Tecce, Castel Sant’Elmo della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano
Herta Wolf Torggler, Kunst Merano Arte
Angela Vettese, Galleria Civica di Modena
Cristian Valsecchi, segretario generale Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani

Si aggiunge alla voce delle istituzioni museali italiane

Margherita Guccione, Direttore del Servizio Architettura Contemporanea della Direzione Generale per la qualità e la tutela del Paesaggio, l’Architettura e l’Arte Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali





Aymerich

15 04 2008

Gent.le Dott.ssa
Cristiana Collu
Direttrice del MAN
Nuoro

Ho analizzato con molto interesse la proposta di soluzione di ampliamento del Museo MAN da Lei inviatami.

Non ho dubbi nel considerarla estremamente valida, architettonicamente equilibrata e corretta nella sua chiarezza compositiva e senz’altro rispettosa del contesto. All’interno di questo si colloca con una propria riconoscibilità (aspetto essenziale per una struttura espositiva che si rivolge al pubblico e ne deve attirare l’interesse) e con una neutralità astratta che non attua alcun tipo di prevaricazione nei confronti dell’ambiente in cui si colloca; al contrario, nella sua differenzialità, lo sottolinea e notevolmente Io valorizza.

Nel ringraziarLa per avermi voluto interpellare su una questione tanto importante per la sua città e per l’intera Sardegna, nella quale il MAN interpreta un ruolo culturale fondamentale e trainante, colgo l’occasione per porgerLe i migliori saluti anche da parte della Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari, che io rappresento.

Carlo Aymerich

Preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari